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giovedì 4 aprile 2013

L'arte del maternage di mia nonna


Confrontando la mia esperienza di maternità con quella di mia nonna, ho trovato moltissimi aspetti comuni, come a dire che c'è stata una sola generazione di mezzo che ha in qualche modo negato quelle pratiche naturali e 'maternali', che si tramandano da generazioni di donne. 

Mia nonna, come me, è stata accompagnata da un'ostetrica prima, durante e dopo il parto;
Mia nonna, come me, ha partorito tra le mura di casa sua (2 figlie su 3); 
Mia nonna, come me, ha dormito a lungo con le sue figlie, allattandole a letto; 
Mia nonna, come me, ha allattato a lungo;
Mia nonna, come me, usava i pannolini lavabili;
Mia nonna, come me, ha svezzato le sue bambine naturalmente, offrendo il cibo in modo complementare al proprio latte e offrendo il cibo della famiglia e non quello specifico per neonati;
Mia nonna non ha portato con la fascia, ai suoi tempi la fascia porta bebè non esisteva: le donne della mia valle usavano il gerlo, nel quale mettevano i piccoli per trasportarli quando andavano a lavorare nei campi o quando si spostavano per tragitti lunghi.

Bello no? 

Scoprire che tante parole come maternage, accudimento ad alto contatto, svezzamento naturale, co-sleeping non sono solo etichette contemporanee e un po' di moda, ma pratiche millenarie facilmente rintracciabili nei nostri album di famiglia.


mercoledì 13 febbraio 2013

La nostra esperienza con i pannolini lavabili: parte seconda


Una premessa: non parlo della nostra esperienza con i pannolini lavabili per autocelebrare la nostra scelta, ma per offrire un'esperienza di orientamento e di confronto a chi desidera avvicinarsi al mondo dei lavabili e non sa da che parte iniziare. Per me è stato così. L'esperienza di tante mamme in rete mi è stata di grande aiuto quando mi sono affacciata al mondo dei pannolini lavabili e ora che li uso con soddisfazione, vorrei fare lo stesso. 

Nella prima parte di questo resoconto ho parlato dei primi lavabili che abbiamo provato e utilizzato. Dopo il primo ordine di pannolini, che ci hanno regalato i nostri amici, il nostro corredo corrispondeva a: 8 Real Easy AllInOne, 2 Pocket, 6 Prefold Coop. Siamo così finalmente passati da un uso part time a un uso full time e ho finalmente smesso di lavare i pannolini a mano, perché fino ad allora, avendone troppo pochi, non mi osavo a fare una lavatrice. 

Dopo un mese circa di utilizzo ci siamo resi conto che per avere un buon giro e non dover fare continuamente la lavatrice, ci servivano almeno altri 4 pannolini. Abbiamo pensato di comprare dei Pocket, veloci nell'asciugatura e versatili nell'essere 'farciti' a seconda dell'occorrenza. Abbiamo scelto i Thirsties Duo Diaper, che ci sono piaciuti molto nel doppio inserto canapa+micorfibra. Alla fine il nostro corredo taglia S completo è composto da: 8 Real Easy AllInOne, 6 Pocket, 6 Prefold Coop.
Con 20 pannolini ci siamo trovati comodi nel lavaggio e nell'asciugatura. La diversificazione dei modelli è utile, secondo me, per ottimizzare l'uso a seconda del bisogno e per l'eventuale problema dell'asciugatura. 

Questa è stata la nostra scelta, ne siamo stati soddisfatti e ora possiamo confermare che non esiste il pannolino perfetto, ma che ognuno deve trovare la propria formula. Nella scelta dei pannolini taglia M, infatti,  ci siamo orientati diversamente.

. . . continua . . .

sabato 12 gennaio 2013

L'orto di gennaio

Abbiamo pulito, tagliato rami, tolto piantine secche, sistemato i tutori, raccolto sterpaglie.
Abbiamo zappettato la terra intorno a coste e insalata.
Abbiamo seminato, in serra, valeriana e spinaci. Il raccolto è previsto per marzo.
Abbiamo goduto del tiepido sole di gennaio, finché ci ha colti la nebbia

Buon week end a tutti.



sabato 5 gennaio 2013

{this moment}

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{this moment} - A ritual. A single photo - no words - capturing a moment from the week. A simple, special, extraordinary moment. A moment I want to pause, savor and remember. 

If you're inspired to do the same, leave a link to your 'moment' in the comments for all to find and see.

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da un'idea di SouleMama


lunedì 17 dicembre 2012

Non rientro al lavoro

Ho comunicato all'azienda per cui lavoravo che non rientrerò.O meglio, che non accetto le condizioni alle quali mi viene rinnovato il contratto.

Collaboro con il mio ente dal 2008. L'anno scorso, non appena ho comunicato di essere incinta,  mi è stato rinnovato il contratto, ma sono stata trasferita in una sede in un'altra provincia, a un'ora e mezza di macchina da casa, e sono stata invitata ad avvalermi della maternità anticipata. Anche quest'anno mi è stato proposto il rinnovo del contratto, ovviamente alle medesime condizioni.

Per me non è accettabile viaggiare 3 ore al giorno per andare al lavoro. Per me non è accettabile lavorare a 70 chilometri da casa. Per me no.

La decisione di non accettare queste condizioni era chiara da tempo. Ma nel momento in cui l'ho dovuta comunicare, mi si è rivoltata contro. Quella serenità e chiarezza che mi ha accompagnata per mesi si è trasformata in un senso di fallimento. Perdere il lavoro che hai costruito in anni, abbandonare la sicurezza del posto (più o meno) fisso, rifiutare un contratto... Tutte stanno rientrando a lavoro e io no...

Insicurezza, impotenza, nervi tesissimi

Sono convinta che questa sia la scelta giusta, ma tutta la nebbia che ho davanti a tratti mi fa paura... a tratti invece mi sembra un'incredibile opportunità per migliorare. 


venerdì 7 dicembre 2012

{this moment}

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{this moment} - A Friday ritual. A single photo - no words - capturing a moment from the week. A simple, special, extraordinary moment. A moment I want to pause, savor and remember.


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da un'idea di SouleMama


martedì 4 dicembre 2012

Prime febbri, primi raffreddori e pianti tristi

Sapevo che sarebbe arrivato questo momento e infatti eccoci qui: prima febbriciattola sabato, subito scomparsa, poi voce roca, nasino che cola e tanti, tanti pianti, di giorno e di notte. 

Qual è la nostra cura?



Omeopatia, fascia porta bebè e tante, tante tante coccole (e tanta tanta tanta stanchezza!).

domenica 2 dicembre 2012

domenica 25 novembre 2012

L'estate tardiva di San Martino

Qui c'è il sole e un tepore da estate di San Martino.
Buona domenica a tutti!



venerdì 16 novembre 2012


{this moment}

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post ispirato da SouleMama




mercoledì 14 novembre 2012

La nostra esperienza con i pannolini lavabili - parte prima


La nostra esperienza con i pannolini lavabili è iniziata quando Emma aveva poco meno di due mesi. Abbiamo preso in prestito un kit di pannolini attraverso il comodissimo servizio di pannolinoteca Kemate.  Emma era ancora uno scricciolo, i pannolini erano enormi perché taglia unica... Li abbiamo comunque provati e abbiamo capito che usare i pannolini lavabili era una cosa assolutamente fattibile. Appurato questo, si è aperto un immenso capitolo: quali pannolini scegliere?

Ho iniziato a leggere qua e là per districarmi tra i nomi, i tipi, le caratteristiche, e poi le varie marche, i tessuti... insomma un mare di informazioni in cui non è semplice raccapezzarsi. Dopo il primo round di ricerche, abbiamo stabilito che:

  • non esiste un unico pannolino, non esiste il miglior pannolino, ma vari tipi a seconda di mamma e bambino e a seconda del bisogno;
  • meglio, per noi, i pannolini a taglie, perché il taglia unica risulta troppo ingombrante;
  • meglio iniziare a usare i pannolini lavabili con calma, provando pochi pannolini diversi, per capire quali scegliere.
  • AllInOne e pocket facevano per noi, mentre abbiamo scartato ciripà, prefold (anche se poi ho cambiato idea) e fitted. **vedi sotto il Piccolo vocabolario di sopravvivenza per aspirante ecomamma

Abbiamo ordinato i nostri primi lavabili sul sito BabyKind, che restituisce il 70% del prezzo dei pannolini prova se li rimandi indietro. Quattro pannolini diversi, per avere una prima scelta e iniziare a farci un'idea:

Swaddlebees: pocket, esterno pul, interno velour di cotone, inserto in microfibra.
Non ci è piaciuto. Taglia troppo piccola, vestibilità troppo slim, assorbenza discreta.

Charly Banana: pocket,  esterno pul, interno micropile, inserto microfibra.
Ci è abbastanza piaciuto. La vestibilità è ottima, l'assorbenza mediocre, a causa dell'inserto in microfibra. Ho capito che gli inserti in microfibra assorbono pochissimo. Possono comunque essere utili in alcune occasioni o semplicemente come rinforzo.

Teenyfit Totsbots: AIO, esterno pul, interno velour di cotone, inserto in bamboo.
Non male come pannolino, ma la taglia è troppo piccola. Teenyfit  è un pannolino per neonati e veste veramente piccolo, quindi ha un uso troppo limitato nel tempo. Non esistono però le taglie, c'è Easyfit che è taglia unica.

RealEasy: AIO, esterno pul o minkee (tessuto morbido tipo vellutino), interno micropile, inserto cotone bio.
Si è rivelato il pannolino migliore. Ottima assorbenza, ottima vestibilità, comodo da usare.

Dopo alcuni giorni di prova abbiamo deciso di rimandare indietro Totbots e Swaddlebees e di fare un ordine consistente di RealEasy, che ci hanno regalato i nostri amici!!!

Nel frattempo ho anche ordinato un Little Lamb (pocket, interno micropile, esterno pul, inserto bamboo). L'inserto assorbe tantissimo, ma 'si fa' dopo molti lavaggi, per cui all'inizio è un po' scomodo da usare e non assorbe benissimo. La vestibilità di questo pannolino invece non mi è piaciuta, soprattutto perchè è troppo stretto nel giro coscia.

Continuando con la nostra ricerca per arrivare a una scelta soddisfacente abbiamo deciso di provare anche i lavabili Coop (prefold di cotone più mutandina di cotone impermeabile). Ho cercato un po' di opinioni in merito e ho trovato unanimità nel definire buono il cotone dei pannolini e pessima la mutanda. E' vero: il cotone è ottimo, mentre la mutanda è larghissima nel giro coscia, ma in generale non è male. E' bastato correggere il giro coscia ripassandolo con del filo elastico e la mutanda è diventata perfetta. Niente male i prefold! Comodi da usare, veloci da asciugare e si prestano a un doppio uso: da soli con la mutanda o come inserto dei pocket, a seconda dell'occorrenza. In più sono super economici.

 ... continua ...


** Piccolo vocabolario di sopravvivenza per aspirante ecomamma:

AIO: AllInOne oppure TuttoInUno, lo dice la parola: parte assorbente e mutanda sono uniti. E' il pannolino più simile all'usa&getta per comodità e semplicità nell'utilizzo.

Pocket: pannolino a tasca in cui si inserisce l'inserto assorbente.

Ciripà: striscia di maglina di cotone che si piega in due e che si avvolge intorno alla vita del bambino grazie a dei lacci . All'interno viene messo un inserto assorbente e all'esterno una mutandina impermeabile.

Fitted: pannolini di tessuto assorbente che si indossano come gli usa&getta e ai quali va abbinata una mutandina impermeabile.

Prefold: rettangolo di tessuto più spesso al centro e meno ai lati. Si usano ripiegandoli in vari modi e necessitano della mutandina impermeabile.


lunedì 12 novembre 2012

Perché usare i pannolini lavabili


I motivi per cui scegliere di usare i pannolini lavabili sono molti, ecco i nostri:

Sostenibilità
I pannolini usa e getta tradizionali sono altamente inquinanti a partire dalla fase di produzione fino alla fase di smaltimento. Ogni bimbo produce mediamente una tonnellata di pannolini usati, che corrispondono a circa 4500-5000 pannolini. Ogni giorno in Italia vengono utilizzati almeno sei milioni di pannolini usa e getta, che in un anno corrispondono a 2 miliardi e 190 milioni di pannolini di plastica. Il loro tempo di decomposizione varia da 200 a 500 anni. I pannolini usa e getta rappresentano il 20% circa dei rifiuti nelle discariche.

Motivi etici ed educativi
Riutilizzare e non buttare è un principio che applichiamo a tanti altri settori della vita. Utilizzare un pannolino che si rinnova è importante per noi perché attraverso la pratica quotidiana passiamo un messaggio forte, a noi stessi, a nostra figlia e a chi ci è vicino.

Igiene
I pannolini usa e getta, essendo rivestiti da un film plastificato, impediscono la normale traspirazione della pelle. I pannolini usa e getta sono costituiti da composti sintetici con effetti tossici, che rimangono a contatto con la pelle del bambino per anni. I pannolini tradizionali esplicano la loro azione quotidiana rilasciando sulla delicata pelle dei bambini le sostanze chimiche di cui sono composti.

Risparmio 
Esistono varie tipologie e fasce di prezzo di pannolini lavabili: a seconda del pannolino che si sceglie si va da una spesa minima di 2 euro ai 25 euro dei pannolini più tecnici. Per un utilizzo esclusivo di pannolini lavabili occorre un kit di almeno 15-20 pezzi, e, ad eccezione dei pannolini a taglia unica, occorrono almeno 2 kit completi di pannolini per ogni taglia. La spesa per i lavabili è dunque nell'ordine delle centinaia di euro.
Le famiglie che comprano pannolini usa e getta spendono  invece complessivamente di più, in quanto un bimbo in media consuma settimanalmente un pacco da 10 euro, cioè almeno 500 € all'anno. Pertanto una famiglia che utilizza pannolini tradizionali spende in media il doppio di che usa quelli lavabili. A ciò si aggiunge la possibilità di ammortizzare ulteriormente il costo dei lavabili, utilizzandoli anche per i fratellini. 


venerdì 9 novembre 2012

{this moment}

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{this moment} - A Friday ritual. A single photo - no words - capturing a moment from the week. A simple, special, extraordinary moment. A moment I want to pause, savor and remember.

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post ispirato da SouleMama



martedì 6 novembre 2012

Aridità


Oggi sono andata dal dentista mentre Emma è andata a passeggiare con la nonna. A un certo punto Emma si è spaventata, ha iniziato a piangere e la nonna, non riuscendo a calmarla, ha pensato di venire dal dentista, che peraltro conosceva. E' venuta alla clinica, ha chiesto alla reception di portare la bambina alla sua mamma, poi ha bussato ed è entrata. Io ho aspettato che il dentista finisse quello che stava facendo,  mi sono alzata dalla poltrona e ho preso in braccio Emma. Dopo che la piccola si è un po' tranquillizzata sono tornata sulla poltrona perché il dentista finisse il lavoro, ma Emma ha ricominciato a piangere disperata nella sala d'attesa. Il dentista si è messo allora a  pontificare sul fatto che i bambini debbano imparare a calmarsi e a non piangere  (Emma ha 7 mesi), sul fatto che era la prima volta che gli capitava una cosa simile, che era assurdo che un bambino piangesse in quel modo, che se sei in ospedale a fare la colonscopia mica ti possono portare il bambino dentro e ovviamente sul fatto che è inammissibile che un bambino si calmi solo in braccio a sua mamma ma deve essere in grado di calmarsi da solo e di stare con qualcun altro. Io mi sono subita questo sproloquio con le sue mani in bocca, mentre Emma urlava. Con grande calma gli ho poi detto che non me ne fregava niente che fosse la prima volta che gli capitasse e che se la bambina era inconsolabile la nonna aveva fatto benissimo a portarla dentro affinché io la calmassi. A quel punto lui mi ha detto di trovarmi un altro dentista e che non aveva intenzione di finire il lavoro. Me ne sono andata accompagnata dall'assistente che si scusava con me e con la nonna. 

Cosa è successo veramente? E' successo che il pianto di una neonata da' scandalo. E' successo che la naturalezza di una mamma e di una nonna da' scandalo. E' successo che siamo state maltrattate gratuitamente    da una persona arida. 


mercoledì 31 ottobre 2012

Il cesto dei tesori


Il cesto dei tesori di Emma è nato un po' per caso. Sin da quando era piccolissima mi è venuto spontaneo offrirle esperienze sensoriali diverse: detto così sembra chissacché, ma mi riferisco semplicemente a farle annusare un fiore o un rametto di menta,  sfiorale le mani o il viso con una stoffa, farle toccare l'erba del prato. Così quando Emma ha cominciato a stare da sola a terra, verso i 5 mesi, è stato naturale darle la possibilità di scoprire cose diverse che fossero alla sua portata. Abbiamo iniziato con un giornale da stropicciare e pezzetti di stoffa. Poi si sono aggiunti tanti altri oggetti che per comodità ho messo in un cesto. Ecco qua il cestino dei tesori! Solo allora, leggendo questo post di Claudia de La casa nella prateria, ho saputo che avevamo creato un cesto dei tesori!

Il cesto dei tesori, ideato da Elinor Goldschmied, è un gioco, o meglio un’esperienza, dedicata ai bimbi dai 6 ai 12 mesi circa, ossia da quando iniziano a stare seduti stabilmente a quando sviluppano l’interesse per la deambulazione.


L’esperienza del cestino dei tesori si sviluppa attraverso i sensi. L’uso del cestino dei tesori è uno dei modi per assicurare ai nostri bambini una ricca esperienza in una fase in cui il loro cervello è predisposto a ricevere, a sviluppare connessioni e a utilizzare le informazioni raccolte.  Si tratta propriamente di un cesto colmo di oggetti di varia natura, di uso quotidiano e non strutturati, ossia non giocattoli. La parola d’ordine è ‘varietà’. Il cestino infatti deve contenere oggetti d’uso comune che stimolino i 5 sensi e che siano i più diversi e vari per quanto riguarda forma, colore, peso, materiale, odore, sapore, consistenza , rumore, superficie…

Il bambino, seduto di fronte al cesto ha la  massima libertà di esplorare gli oggetti che preferisce: gli oggetti vengono afferrati, toccati, passati da una mano all'altra e portati alla bocca; esaurita l'esplorazione di un certo oggetto, il bambino ne sceglierà un altro. Il ruolo dell'adulto in questo gioco è quello del mero osservatore, la nostra presenza ha lo scopo di garantire serenità senza intervenire. Durante il gioco col cesto dei tesori i bambini dimostrano una grande capacità di concentrazione e coinvolgimento.
Il cesto di Emma è sempre in progress. Il contenuto varia a seconda dell'interesse e dei giorni che passano. 

Ecco alcune idee per il contenuto: conchiglie, grandi piume, una mela, una piccola spugna naturale, pietra pomice, tappi di sughero, nocciolo di avocado, un gomitolo di lana, un pezzetto di carta vetrata, vari campioni di stoffa (jeans, velluto, feltro…)  anelli di vario tipo legno, metallo, osso), un pennello da barba, un pennello per dipingere, scatoline, sonagli di vario genere, un portauovo, una palla da rammendo, cucchiai di varie misure, un piccolo imbuto, un pallina di carta stagnola,  catenelle di una certa lunghezza, pelle, lana, pelliccia, sacchetti di stoffa con fiori di: lavanda, rosmarino, timo, chiodi di garofano, mollette da bucato,  un'armonica, interno dei rotoli di carta igienica, maracas, pannocchia secca di mais, pallina di carta da forno, pigne, un colino...



Tutti questi oggetti offrono una enorme varietà di stimoli ai cinque sensi: al tatto, grazie alla diversa forma, consistenza, superficie e peso degli oggetti; all’olfatto, attraverso i vari odori dei materiali; all’udito, attraverso i rumori e i suoni diversi dati dalla manipolazione degli oggetti; alla vista, grazie al colore, alla forma e a tutte le caratteristiche specifiche degli oggetti; al gusto, attraverso tutti i sapori diversi dei materiali offerti.



martedì 23 ottobre 2012

Linee guida per il ricorso al taglio cesareo: un passo verso l'assistenza alla nascita non medicalizzata



L'Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato nel gennaio 2012 le nuove Linee guida in merito all'appropriatezza delle pratiche chirurgiche nell'assistenza alla nascita, ossia il ricorso al taglio cesareo durante il parto. 

In Italia si taglia troppo: il ricorso al taglio cesareo è frequentissimo, si è passati dall'11% del 1998 al 38% del 2008. Davvero tanto rispetto alla media europea che registra valori inferiori al 30% (15% in Olanda, ma si sa, l'Olanda è l'Olanda!...). L'Oms stima intorno al 10-15% la reale necessità di eseguire un taglio cesareo.   Perché allora si ricorre così spesso alla chirurgia?

Si tratta di un fenomeno molto complesso e per iniziare ad invertire questa tendenza bisognerebbe agire su più livelli: rivedere l'organizzazione dei punti nascita, disincentivare gli eccessi di medicalizzazione, formare gli operatori sanitari per modificarne i comportamenti, coinvolgere in un dibattito attivo le donne e le coppie che  stanno vivendo l'esperienza della maternità. 

La gravidanza non è una malattia. Il parto non è un evento che necessita di cure mediche: l'assistenza alla nascita non medicalizzata è un valore e come tale dovrebbe essere diffuso tra gli operatori. Il percorso di una  gravidanza fisiologica non può e non deve essere il medesimo di una gravidanza a rischio. 


La novità più grande che apportano le linee guida riguarda l'aver evidenziato come alcune pratiche che si effettuano nel corso dell'assistenza al travaglio possano rendere più o meno probabile il ricorso al taglio cesareo. Si può, ad esempio, rendere meno frequente il ricorso al taglio cesareo evitando l'induzione del travaglio prima delle 41 settimane, ma anche offrendo un  sostegno emotivo continuo durante il travaglio, riducendo così non solo la probabilità di taglio cesareo, ma anche quella di parto operativo, ventosa, o altri interventi medici tipo analgesia o anestesia. 

Questo apre uno spiraglio importante: tali riflessioni e buone pratiche dovrebbero essere diffuse, conosciute e applicate da più professionisti possibili in modo tale da  creare un clima di attenzione maggiore all'evento del parto nella sua fisiologia. 

Anche le donne e le coppie dovrebbero fare la propria parte: conoscere la fisiologia della gravidanza e del parto, informarsi per avere strumenti di orientamento e di consapevolezza, sapere che la maternità non è una malattia, ma una fase della propria vita, come la sessualità o l'allattamento, avere fiducia nelle capacità del proprio corpo di far fronte agli eventi che lo vedono protagonista.


lunedì 15 ottobre 2012

Cosleeping, la nostra scelta


Abbiamo dormito insieme dalla prima notte e continuiamo a farlo. Ora Emma ha il suo spazio, ossia il suo lettino, attaccato al nostro, tipo sidebed. Questa è stata la naturale evoluzione. Condividere il letto era infatti diventato scomodo per tutti, per cui abbiamo deciso di aumentare gli spazi senza rinunciare a dormire insieme. Emma dorme nel suo lettino, da quando ha 5 mesi circa, la prima parte della notte e poi rotola puntualmente nel nostro!

Dormire vicino al proprio piccolo è una scelta totalmente personale. Nel prendere questa scelta concorrono vari fattori, prima di tutto un fattore culturale. Nella nostra società a basso contatto, dove spesso si pratica la  separazione mamma-bambino, dormire vicino al proprio piccolo è considerato sbagliato e anche  dannoso, oltre che pericoloso. 


In tantissime culture nel mondo è esattamente l'opposto. E' assolutamente impensabile e sconsigliato dormire lontano dal proprio bambino. Il bed-sharing, ossia condividere il letto con il bambino, è praticato nel 90% delle popolazioni al mondo*.  Ecco alcuni dati dell'incidenza del cosleeping nel mondo: Italia 5%, Francia 9%, Svezia 25.9%, Germania 25%, Corea 88.2%, Giappone 59%, Inghilterra 65%, India 92%.**

Credo comunque che si di una scelta che ognuno debba prendere liberamente, sentendo cosa è meglio per sé e per il proprio bambino.


Noi abbiamo scelto di dormire vicini perché questo ci fa sentire bene. Dormire vicini è anche molto comodo per allattare o per gestire i risvegli notturni. 

Noi non potremmo fare altrimenti. E voi, dormite con i vostri bambini?

* Mosko S, McKenna J, Dickel M, Hunt L. Parent-infant co-sleeping: the appropriate context for the  study of infant sleep and implications for sudden infant death syndrome research. J Behav Med  1993;16:589-610.

** International Child Care Practices Study: infant sleeping environment. Nelson EA, Taylor BJ, Jenik A, [...] Department of Paediatrics, The Chinese University of Hong Kong, 6/F Clinical Science Building, Prince of Wales Hospital, Shatin, Hong Kong, People's Republic of China. tony-nelson@cuhk.edu.hk

Cosleeping sì o no: i pro e i contro del dormire insieme ad un bambino. A cura dell'Associazione Culturale Pediatri dell'Ovest



mercoledì 10 ottobre 2012

Portare i piccoli: celebrating the International Babywearing week


In questi giorni si celebra la settimana internazionale del babywearing con tanti eventi in Italia e all'estero per promuovere e diffondere la pratica del portare i propri bambini.

Portare i propri piccoli per noi significa scegliere di stare loro vicino, di consentirgli di partecipare alla nostra vita, di coinvolgerli nelle attività quotidiane, di tenerli vicini.



Significa offrire contatto, calore e sicurezza. Significa far sì che i nostri corpi si scambino amore e vicinanza. 

Portare i propri piccoli significa muoversi comodamente e agevolmente insieme.




Portare i propri piccoli è una scelta che tutti possono condividere: mamme, papà, nonni, zii, amici. Tutti possono portare e tutti possono beneficiare dell'intenso interscambio tattile che si instaura tra portato e portatore.

Avete mai notato che quando qualcuno prova a portare il vostro cucciolo, non lo mollerebbe più? Portare fa stare bene, dà piacere a chi porta e immagino anche a chi è portato.




















Portare il proprio piccolo significa per mamma e bambino elaborare gradualmente il distacco  in una simbiosi che continua anche dopo il parto. 

Portare il proprio piccolo significa rispondere prontamente ai suoi bisogni, significa stabilire un rapporto di comprensione tattile, assai più efficace della comunicazione visiva e di quella verbale.



Portare i propri piccoli è anche faticoso. 

Portare i propri piccoli è una scelta di vita.

E voi portate o avete portato i vostri bambini? Cosa significa per voi portare?



martedì 2 ottobre 2012

Io mi svezzo da sola



Ci sono moltissime recensioni sul web dell'illuminante libro del pediatra Lucio Piermarini, Io mi svezzo da solo. In questo libro Piermarini offre a genitori e operatori un messaggio molto semplice: lasciate fare ai bambini, date loro fiducia, tutti imparano a mangiare, tutti. 

Tutti abbiamo imparato a camminare e a parlare, e a nessuno è mai venuto in mente di dire: "hai 9 mesi, da oggi basta gattonare, si cammina!" oppure "hai 15 mesi, da oggi in poi dovrai parlare!", ma semplicemente ognuno di noi, attraverso un processo naturale e personalissimo, ha acquisito gradualmente queste abilità e le ha fatte proprie. 

Ecco la proposta illuminante di Piermarini: lasciare che i bambini siano liberi di sperimentare e di gestire il passaggio dall'alimentazione al seno all'alimentazione libera. Così come abbiamo allattato a richiesta, così offriremo un'alimentazione complementare a richiesta,  dando ai nostri bambini ciò che c'è nel nostro piatto. 

Bella scoperta! Sono certa che per millenni l'uomo abbia 'svezzato' in questo modo i suoi cuccioli. Infatti sono recentissimi l'introduzione e l'abuso degli alimenti speciali per l'infanzia, dalla metà del secolo scorso circa in poi. 
Ma prima come avveniva il passaggio all'alimentazione libera? Sicuramente attraverso piccoli assaggi sempre più consistenti delle pietanze presenti in tavola, in aggiunta ovviamente al seno di mamma. 

Certo offrire ciò che c'è in tavola ci pone una bella responsabilità: è sana ed equilibrata la nostra alimentazione? L'inizio dello svezzamento diventa quindi una buona occasione per rivedere il nostro stile di vita a tavola e nel caso in cui non lo fosse già, per indirizzarci verso un'alimentazione il più naturale, sana ed equilibrata possibile.

Tra la teoria e la pratica di tutti i giorni c'è una certa discrepanza, per cui personalmente sto operando in due modi. Emma è sempre a tavola con noi all'ora dei pasti e quasi sempre assaggia ciò che stiamo mangiando noi, ovviamente schiacciato con la forchetta o ridotto in minuscoli pezzettini. Se invece in tavola c'è qualcosa che proprio non è proponibile, preparo un pasto ad hoc per lei e congelo ciò che avanza in piccole porzioni (bicchierini da liquore) per l'occorrenza. 

Ecco in ordine sparso ciò che Emma ha semplicemente assaggiato o decisamente mangiato fin'ora:
zucchine, carote, riso e pappa di riso (ottenuta facendo cuocere a lungo il riso), zucca, passato di verdura mista, brodo di zuppa di legumi, taralli, piselli, lenticchie, mela, pesca, melone, cetriolo, cipolla, fico, albicocca.

Questo post partecipa al blogstorming.

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